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«Aumentare la capacità di spesa e gli investimenti pubblici»

«C’è necessità di garantire un reddito minimo a chi è in difficoltà e di rilanciare gli investimenti, sfruttando anche i fondi inutilizzati», lo evidenzia Vincenzo Gallo nella seguente nota stampa 

«Oltre all’emergenza sanitaria per il nuovo coronavirus l’Italia si trova ad affrontare la più grave crisi economica e sociale del dopoguerra. Il Governo ha stanziato 80 miliardi aumentando l’indebitamento pubblico e si stanno definendo accordi con l’UE per ottenere altri fondi.

Secondo il rapporto Svimez del 2019 il declino della spesa infrastrutturale nel nostro paese, soprattutto nel Mezzogiorno,  può essere espresso dal tasso medio annuo di variazione nel periodo 1970-2018, che è stato pari a -2% a livello nazionale, ma a -4,6% nel Mezzogiorno e a -0,9% nel Centro Nord. Gli investimenti infrastrutturali nel Mezzogiorno negli anni 70 erano quasi la metà di quelli complessivi, mentre negli anni più recenti sono calati a quasi 1/6 del totale.

Nell’aprile 2019 la Svimez ha organizzato un seminario, “Le risorse per le politiche di coesione”, per proporre una riflessione sui ritardi da parte delle amministrazioni centrali e regionali nell’utilizzo delle risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione e dei Fondi strutturali. L’iniziativa era finalizzata, tra l’altro, a capire perché, a fronte delle ingenti risorse stanziate, siano presenti nel bilancio dello Stato ben 21 miliardi di residui non spesi.

Nel seminario è emerso che i tempi di attuazione delle opere pubbliche sono in media di circa 5 anni, per arrivare a 15 anni per le opere in cui la spesa è superiore ai 100 milioni di euro.

In un rapporto della Banca d’Italia pubblicato nell’ottobre 2019 emerge che in Italia negli ultimi anni gli investimenti fissi lordi delle Amministrazioni pubbliche sono fortemente diminuiti (-3,6 per cento in media all’anno tra il 2008 e il 2018, ben più che nel complesso dell’area dell’euro (-0,4). In rapporto al PIL, sono passati da circa 3 a circa 2 punti percentuali. Secondo la Banca d’Italia il nostro Paese si distingue per tempi di progettazione ed esecuzione delle opere pubbliche particolarmente lunghi, che sembrano riflettere sia un quadro di regole non adeguato, sia un’insufficiente capacità delle amministrazioni pubbliche nello stabilire priorità, selezionare i progetti, redigere i contratti, monitorare la realizzazione degli interventi. Benefici importanti potrebbero discendere dalla conduzione per tempo di più accurate analisi costi-benefici, da una migliore qualità della progettazione e dal ricorso a efficaci sistemi di e-procurement,  cioè di acquisizione di beni e servizi attraverso Internet. Appare inoltre cruciale un’adeguata azione di professionalizzazione della committenza pubblica. Aggiungo che c’è anche necessità di riservare adeguati fondi per la progettazione delle opere.

Sul sito della Regione Calabria sono pubblicati i dati relativi allo stato dei finanziamenti del POR 2014-2020. In relazione ad una dotazione del programma di 2,37 miliardi, la spesa certificata al 24 dicembre 2019, pur raggiungendo il target previsto,  è stata di 634 milioni. In un comunicato della Regione Calabria del gennaio 2020 sullo stato di attuazione del POR è previsto di sostenere per il 2020 una spesa di 960 milioni di euro e per il 2021 ulteriori 1.313 milioni di euro. Risultano però altri fondi non spesi.

Appare opportuno, pertanto, prima di indebitarsi eccessivamente e magari chiedere nuove tasse, definire la mappa dei fondi europei, nazionali, regionali e comunali non spesi, potenziando il loro sistema di monitoraggio e rendendolo facilmente accessibile. Nello stesso tempo c’è necessità di individuare in tempi estremamente rapidi interventi straordinari che aumentino la capacità di spesa, la razionalità e la trasparenza degli investimenti pubblici.

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