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ASI, Calabria: i Sociologi chiedono di aprire un tavolo di confronto tra Regione e categorie professionali

L’ ASI, Calabria. L’ Associazione Sociologi Italiani organizzazione nazionale di promozione e tutela della figura del sociologo, interviene con una nota stampa sul tema della valorizzazione della figura dei sociologi. Riconoscendo pari dignità con altre figure professionale. L ‘ASI che condivide la protesta degli psicologi provenienti dalle equipe socio-psicopedagogiche, transitati nelle aziende sanitarie ed inquadrati con il livello contrattuale di provenienza. E non già con quello previsto dai contratti della sanità, per quanto riguarda la Regione Calabria, all’interno delle citate equipe, nella medesima condizione, sia organizzativa quanto giuridica e contrattuale, si trovano circa 80 sociologi operanti presso le aziende sanitarie della Regione. In una recente audizione presso la III° Commissione del Consiglio regionale della Calabria (sanità e politiche sociali). Una delegazione della nostra associazione ha avuto modo di affrontare il tema della valorizzazione della figura dei sociologi e della pari dignità con altre figure professionali.

ASI,  CALABRIA, LA PROPOSTA DEI SOCIOLOGI: “APRIRE UN TAVOLO DI CONFRONTO TRA LA REGIONE E LE CATEGORIE PROFESSIONALI”

Nell’auspicare che la richiesta degli psicologi di essere inquadrati nell’area della dirigenza, sebbene vi sia il vincolo di una legge dello Stato, che impone il superamento di un concorso pubblico, possa trovare un positivo riscontro, l’ASI avanza una proposta. Aprire un tavolo di confronto tra la regione Calabria (dipartimenti sanità e politiche sociali) e le categorie professionali per individuare un percorso concretamente realizzabile. Per una migliore organizzazione dei servizi sul territorio e per una valorizzazione dei professionisti coinvolti. L’evoluzione dei bisogni socio-sanitari, tra cui sono in preoccupante aumento, in Calabria in maniera ancora più marcata, e tante fragilità vissute dai minori. Nonché l’applicazione delle normative vigenti, vedono i Comuni impegnati in prima fila nel campo della programmazione, gestione ed autorizzazione di servizi sociali.

Paradossalmente i Comuni calabresi sono però del tutto privi delle figure professionali necessarie a svolgere il mandato sopracitato. E sono in tanti (Comuni, Enti del terzo settore), a sollecitare la Regione a rivedere la riforma del welfare attuata con la delibera giunta regionale n.449/2016, “Riorganizzazione dell’assetto istituzionale del sistema integrato degli interventi e servizi sociali nella Regione Calabria”. Sarebbe il caso di far prevalere il buon senso e provare a trovare le giuste soluzioni per i cittadini calabresi. Da sempre privi di una rete di servizi sociali degna di questo nome. Potenziare e qualificare i servizi sociali è oggi una necessità per migliorare la qualità della vita della popolazione e per dare le giuste soddisfazioni. Anche di tipo giuridico e contrattuale, alle figure professionali coinvolte.

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