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Archeologia in Calabria, alla ricerca (faticosa) delle nostre origini

calabriaC’è una Calabria che stenta a guardare al suo futuro. Ma ce n’è anche un’altra, più antica e più nascosta, che cerca di prendersi cura (con fatica) delle sue radici. Quello calabrese è infatti un patrimonio vasto e inestimabile, con quale la nostra regione potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella ricerca storica e archeologica. Ma come spesso avviene a queste latitudini, lo sviluppo dell’intero settore archeologico è fortemente compromesso.

A infliggere l’ennesimo colpo ad un sistema già di per sé debole è stata la riforma Franceschini del 2014. Più che una rivoluzione, in Calabria è stato stato un vero e proprio “caos”. A spiegarcelo è stata la professoressa Stefania Mancuso che ha voluto evidenziare come la riforma «sia stata un punto a sfavore della valorizzazione».  Ma ad oggi a che punto è la ricerca archeologica in Calabria? Abbiamo provato a chiederlo a chi rappresenta le due Soprintendenze, nate a seguito della riforma. «Questa divisione ha messo all’angolo l’archeologia, con risorse che vanno sempre ad assottigliarsi».

ARCHEOLOGIA IN CALABRIA, IL FUTURO AD OGGI E’ SOTT’ACQUA

A parlare è Mario Pagano, direttore della Soprintendenza di Catanzaro, Cosenza e Crotone che ci racconta anche quanto è difficile «lavorare con soli 5 archeologi per un’area così vasta».
Non va meglio nella parte meridionale della Calabria. «I fondi ad oggi vengono destinati per implementare le nuove tecnologie e solo una piccola parte è riservata agli scavi», racconta Fabrizio Sudano, funzionario archeologo della Soprintendenza di Reggio e Vibo.

È tutto perduto, dunque? Non proprio. Il futuro dell’archeologia, nonostante possa sembrare un ossimoro, ad oggi è sott’acqua. Letteralmente. L’Università della Calabria, infatti, fa parte di un progetto europeo che porterà alla scoperta dei fondali crotonesi. La ricerca riguarderà l’Area protetta di Isola Capo Rizzuto e punterà alla fruibilità di un museo visibile con attrezzature in 3D. E sempre all’Unical da alcuni anni è attiva un’equipe, che fa parte dello spin off 3D Research, che sta incentrando i suoi sforzi sull’archeologia subacquea per abbattere tutte le barriere.
Insomma, la Calabria cerca di guardare al futuro ma con un occhio sempre al passato.

Fonte: Corriere della Calabria

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