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25 Aprile e diritti dei lavoratori. Appello agli operatori del commercio.

commercioLa ricorrenza del 2017 per la liberazione dell’Italia, pone, oltre ai valori costituzionali di democrazia e diritti fondamentali dell’uomo. Una seria riflessione sul rispetto dei lavoratori del commercio, al riposo festivo ed al tempo libero.

Abbiamo già assistito al vergognoso squallore dell’apertura di centri commerciali e supermercati, con alcune ammirevoli eccezioni. Nei giorni di Pasqua e, addirittura, pasquetta, con i dipendenti costretti a servire clienti insensibili ed illusori profitti padronali.

Il decreto del governo Monti, noto come “salva Italia”, come da noi profetizzato. Ha prodotto i suoi effetti nefasti ed evidenzia sempre di più le sue contraddizioni. Molti italiani trascorrono le domeniche e i giorni festivi in un centro commerciale. Il capitale si accaparra anche i giorni di festa.

La possibilità degli esercizi commerciali e dei grandi ipermercati di tenere aperto sempre. Anche durante le domeniche e i festivi, è stata recepita subito da tutti i soggetti interessati al profitto ma, nel contempo, creando gravissimi problemi ai lavoratori.

Che non hanno più tempo per se stessi e per le proprie famiglie, aggiungendo un ennesimo tassello allo stato di precarietà. Basso salario, difficoltà nella vita di relazione e degli ormai pochissimi diritti per oltre due milioni di addetti del settore.

APPELLO DEI LAVORATORI DEL COMMERCIO

La crisi del commercio non ha nessun collegamento con le aperture e la liberalizzazione degli orari. Ma nasce dalla mancanza di reddito diretto ed indiretto dei consumatori, ed ecco una prima contraddizione evidente.
Le mirabolanti promesse di crescita occupazionale all’indomani del decreto Monti, e propagandate da Letta e Renzi. Si stanno traducendo oggi in chiusure di migliaia di imprese piccole e grandi, che non reggono la concorrenza.

Le nuove assunzioni nella Grande Distribuzione Organizzata sono rimaste lettera morta e si sono tradotte in aumento di carichi di lavoro degli occupati già precarizzati.

L’aumento dei carichi di lavoro e quello del nastro orario, per far fronte alle liberalizzazioni. Non si è tradotto in stabilizzazione dei rapporti precari o in crescita salariale. I lavoratori  hanno visto aumentare la flessibilità e la precarietà.

Nel contempo le aziende ed i sindacati concertativi hanno “limato” le maggiorazioni festive e domenicali attraverso macchiavellici accordi a perdere. Insomma, lavorare di più per guadagnare di meno.

In un paese che fa i suoi continui richiami alla “sacralità” della famiglia e dove i servizi pubblici non sono attivi spesso neanche il sabato. Ed in un settore dove l’80% degli occupati sono di sesso femminile, sievidenzia una terza forte contraddizione.

LIBERAZIONE DELL’ITALIA

Come può una donna che lavora nel commercio, dove la flessibilità è un elemento imprescindibile. Straordinari e festivi obbligatori, orari che cambiano ogni giorno, ferie non concordate sono la normalità.

Rendere conciliabili i tempi di vita e di cura della famiglia con il proprio lavoro?. La contraddizione più manifesta, però. E’ quella evidenziata dalle confederazioni sindacali concertative che raccolgono firme con la mano destra e contrattano le aperture con la mano sinistra.

Un doppio gioco che ha, nei fatti, accompagnato i processi di liberalizzazione. Degli orari rendendo impossibile l’esistenza dei lavoratori di queste nuove “fabbriche metropolitane”.

USB, quindi, invita gli operatori del commercio, ad iniziare dal prossimo 25 aprile e tutte le domeniche dell’anno. A far riprendere la normale vita dei dipendenti e dei cittadini. Trascorriamo le feste favorendo la socialità, il riposo, la riflessione, la cultura, lo sport, facciamolo creando le giuste alleanze tra “consumatore inconsapevole” e “lavoratore consumato”. Il modello sociale che ci vogliono imporre attraverso lo sfarzo e le luci dei Centri Commerciali è soltanto un inganno in favore dei profitti delle grandi multinazionali del commercio e della lega delle cooperative ed un danno per i lavoratori, i consumatori e la società.

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