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Appartamento a fuoco nello scalo: una famiglia un po’ esuberante. Ma i servizi sociali dove stanno?

È una condizione di disagio che si protrae da anni. Centinaia di segnalazioni. Ma nessuno interviene. Nel rogo di ieri è morto anche un cane

Ieri pomeriggio in via Manzoni, nel centro urbano dello scalo di Rossano, è andato a fuoco un appartamento. Grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco le fiamme sono state domate ed il rogo per fortuna è stato limitato solo ad alcune stanze dell’appartamento (leggi la notizia Corigliano-Rossano, a fuoco un appartamento in via Manzoni). Una notizia di cronaca che ha suscitato interesse tra i cittadini e i lettori. Ma che continua a far parlare ancora oggi. Perché? È da ieri pomeriggio, infatti, che continuano ad arrivarci segnalazioni sulle condizioni sociali in cui vive la famiglia che risiede nell’appartamento in cui ieri è divampato l’incendio durante il quale a pagarne le estreme conseguenze sarebbe stato addirittura un cane, morto tra le fiamme.

Una famiglia un po’ troppo esuberante. Così la descrivono i residenti del condominio ed i residenti del quartiere. Una famiglia che da anni starebbe tenendo in ostaggio l’intero palazzo a causa di uno stile di vita – diciamo così – poco sociale che spazia dalle bravate condominiali per finire al lancio del sacchetto dell’immondizia dai balconi di casa passando per continue urla da stadio. Non sappiamo cosa accada realmente tra quelle quattro mura domestiche dove, ci dicono, vivono perlopiù bambini e adolescenti, conosciamo, però, gli effetti del degrado che una situazione familiare, evidentemente difficile, produce. Ad esempio – come accennavamo – i cumuli di rifiuti che si producono sui marciapiedi di via Manzoni (in eterna emergenza!) e che a detta di tutti provengono dalla gestione domestica di quel nucleo familiare.

Una condizione che, ricordano ancora i condomini, è stata più volte segnalata con diversi esposti alle autorità giudiziarie e di polizia. E nelle denunce sarebbero stati evidenziati veri e propri atti di bullismo compiuti dai componenti di quel nucleo familiare ai danni dei residenti del quartiere. Qualcuno ci riferisce, ancora, che è un pericolo persino camminare sul marciapiede di via Manzoni, perché c’è il rischio di essere attinti da un qualsiasi oggetto “che vola dai balconi del terzo piano”. E gli oggetti possono essere di qualsiasi natura: dai rifiuti a pezzi di legno o stoviglie.

Il caso scoppia in modo prepotente oggi, a seguito di un incendio che ha fatto cronaca, ma è una condizione costante che si vive da diversi anni e che ha ridotto quella zona, in pieno centro urbano, in un’area degradata. Pensare che in quello stabile ci sono diversi appartamenti vuoti perché tante persone sono andate via dalla disperazione.

Ma al netto del senso civico in quel contesto c’è anche un problema che è sociale. Questa è sicuramente una famiglia che ha bisogno e che non può essere ghettizzata. Tutt’altro. Dev’essere aiutata e sostenuta. E a farlo dovrebbero essere i servizi sociali comunali. Che in questa vicenda poco o nulla hanno fatto nel corso degli anni o, comunque, se in qualcosa si sono adoperati è stata del tutto inutile.

Un intervento autorevole da parte del comune – che ci auguriamo raccolga l’invito dei cittadini non come critica ma come sprone – oggi sarebbe essenziale per ripristinare la condizione sociale di quella famiglia che è, poi, la condizione di disagio di un intero quartiere.

mar.lef.


 

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