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Amministrative Rossano: tanto rumore sui candidati, ma i programmi?

di SERAFINO CARUSO

Il Comune di Rossano

Il Comune di Rossano

Un passo avanti e due indietro. Sembra essere quasi il ritmo del gambero, quello che vede protagonista l’intera classe politica rossanese in questo periodo di pre-campagna elettorale. Alcuni escono allo scoperto, altri giocano a nascondino, altri tergiversano.
Siamo dinanzi ad uno sfacelo di una comunità, quale quella rossanese distrutta ormai su più fronti, e loro che fanno? Fanno le “prove”.
Si parla tanto e solo di candidati. Ma di programmi chi parla? Nessuno. Se non di proposte (vedi Stasi/Enel) fini a se stesse.
Chi parla di lavoro? Nessuno.
Chi parla di centro storico? Nessuno. Chi parla della montagna? Nessuno. Questa terra ha bisogno di progetti, di idee, cari “politici”.
Questa terra, distrutta e lacerata da anni di cattiva amministrazione, ha bisogno di uomini e progetti. Ed invece chi dovrebbe parlare di progetti che fa? Latita.
Ci si nasconde dietro i soliti “è ancora troppo presto” oppure “stiamo valutando”. Ma valutando cosa? I candidati a Sindaco?
La scelta di quei consiglieri capaci soltanto di portare voti e di scaldare la sedia in consiglio comunale? La Politica (si, quella con la P maiuscola) è cosa ben diversa. Riuscire a raccapezzare centinaia di voti non è detto affatto coincida con l’avere quelle capacità politiche e morali fondamentali per chi voglia fare politica.
Ed allora questa settimana la nostra riflessione si concentra su un invito: quello, cioè, di pensare seriamente se candidarsi oppure lasciar perdere. Sia per la corsa a Sindaco che a quella di consigliere. Chi non ha qualità, si faccia da parte.
Ernesto Rapani in settimana ha denunciato tentativi di “voto di scambio”. Con promesse di lavoro ed altro in cambio persino di una candidatura in alcune liste.
Ma siamo davvero all’assurdo. Ecco allora che la Politica deve ritornare ad essere quella Politica pensata e tracciata dai nostri padri costituenti.
Idee e progetti: solo di questo abbiamo bisogno.
E di uomini in grado di saperli tramutare in qualcosa di concreto. Anche a livello burocratico, s’intende.
Dal 1993 in poi, anche la legislazione ha amplificato la distinzione netta tra politici e burocrati. Ovvero, per un Comune, dirigenti e funzionari. Alla politica il potere di indirizzo e controllo. Ai dirigenti quello di tramutare in fatti concreti le idee. Ovvero, il potere esecutivo.
Oggi come oggi un Comune che vuole rilanciare la propria immagine di sé nel mondo, come il Comune di Rossano, deve avere una cornice burocratica efficace.
L’uomo nuovo tanto invocato da destra a sinistra, serve non soltanto per la scelta del candidato Sindaco.
No. L’homo novus, o gli uomini nuovi, servono anche nella macchina burocratica. Ottimi quelli di Rossano.
Ma serve la figura di un grande manager. Una persona, in sostanza, che sappia dove “bussare” quando si va in Regione per progetti e finanziamenti.
Sappia aiutare il Comune a presentare progetti, inventarne di nuovi. Serve una figura che con i finanziamenti sia al passo con i tempi.
Per il restauro dello stadio “Stefano Rizzo”, ad esempio, non si potrebbe pensare a qualche finanziamento per rinnovarne manto erboso (il futuro, oltre che già ovunque, è il sintetico di ultima generazione) e tribune.
Una figura nuova, capace di dettare i “tempi” alla politica dormiente.

Ci vuole un Signor manager. Oggi i Comuni hanno bisogno di questo. Gente che sa quello che dice e quello che fa. Gente in grado di “bussare” e farsi ascoltare.
E di ottenere. Qui da noi, invece, negli ultimi trent’anni siamo stati capaci di farci togliere ferrovie, buona sanità, tribunale ed altro. Capo chino e “signorsì”.
Invece no: politica e burocrazia devono allearsi per formare un anello forte. Quindi, oltre che ai candidati a Sindaco, non è che, per caso, ci fosse qualcuno che pensa anche ad una macchina comunale di qualità?
Un punto fondamentale, questo, se si vuole puntare in alto.
Se poi si vuole continuare a curare l’orticello davanti casa propria (cosa che nemmeno questa riesce più ai nostrani politici), che si continui così.
A fare solo parole. Tante fumose parole.

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