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Alluvione Rossano – Storie di fango con gli occhi di un bambino

di FRANCESCO BERALDI  e PAOLA NEBIOSI

alluvione-5Antonio, quando torna dal mare, si trattiene sempre un po’ a giocare a pallone e ad osservare un gattino rossiccio mentre esplora il cortile come un ospite inatteso. Il tramonto a Rossano è rimasto negli occhi di chi ci è passato per caso in auto, di chi c’ è stato un giorno e di chi ci vive. È sempre molto incantevole ammirarlo vicino al limpido mar Jonio, affiancato da spiagge incastonate tra le verdi montagne pre-silane. È proprio in quel momento che diventa una cartolina da spedire agli amici della barriera corallina. Perché il mare di Rossano non ha niente da rimproverarsi.
Agosto si sta contrapponendo al caldo afoso del mese precedente e Antonio alle prime gocce estive, saluta il suo nuovo amico felino e lo lascia in compagnia del pallone che graffia nella vana speranza di essere ricambiato. Le abitazioni costruite a pochi metri di distanza dalla spiaggia, consentono agli abitanti del posto di sentirsi abbracciati dall’estate, così solo al momento della doccia ci si ricorda di togliersi il sale dalla pelle. Le docce fuori sul cortile, le ciabattine pulite sul terrazzino del piano terra, l’anguria che sgocciola sull’abbronzatura, il vicino di casa che improvvisa “Lisa dagli occhi blu” al piano, fanno parte delle vacanze estive che vivi a Rossano. Quella sera dell’11 agosto, Antonio è costretto a fare la doccia dentro casa, i condomini non si trattengono sul suo terrazzino ma ognuno si rifugia nelle proprie case per ripararsi dalla pioggia estiva.
Incessante, fastidiosa, la pioggia obbliga molti a chiudere le finestre perché sta per entrare tra le stecche della persiana, degli infissi e da sotto le porte. Sembra una pioggia un po’ più forte di quella estiva ma è tutto sotto controllo. Il papà di Antonio, vigile del fuoco, si sveglia alle 5 di mattina per bere dell’acqua, ascolta il rumore fragoroso della pioggia e si accorge che non ha cessato la sua intensità nemmeno per pochi minuti. Si affaccia dalla finestra, la strada è allagata, ma è in ferie, l’indomani non ha nessuna fretta di prendere servizio e ritorna a dormire. Il frastuono e l’eco dei tuoni risveglia l’intera famiglia qualche ora dopo e il sipario apre uno scenario sfigurato. La potenza della pioggia ha violentemente frantumato gli argini del torrente Citrea provocando l’esondazione che ha raggiunto la casa di Antonio. Lo spettacolo in scena è apocalittico, l’acqua si unisce al fango e diventa un gigante mitologico da un occhio solo. Si sentono urla per strada: «la montagna è venuta giù!», cascate d’acqua si riversano verso valle, dall’entroterra, una valanga di fango trascina tutto quello che incontra, non risparmia niente. A distanza di secondi sradica alberi, trascina i veicoli sovrapposti l’uno sull’altro violentemente contro le case, verso il mare e si crea un vero e proprio cimitero di gomma e carrozzeria. Antonio con i suoi occhi timidi e impauriti vede la signora Rosa, di ottanta anni, intrappolata nella sua stessa casa, in cerca di soccorsi. Nessuno può tentare un salvataggio per ora. Il mostro di fango inghiottisce tutto, anche le urla della gente. È irrefrenabile e non sembra voler terminare. Il torrente sviscera un’intera valanga che non contiene più. L’attenzione di Antonio è rivolta ora al suo gattino rossiccio che aveva lasciato in compagnia della sua palla, proprio ieri prima della pioggia; non lo vede e non ha il tempo di cercarlo con gli occhi perché è pericoloso anche per lui stare affacciato dalla finestra. Tra pochi secondi il fango raggiungerà anche casa sua ma le braccia del papà riescono a portare in salvo la famiglia al piano superiore. Sono attimi di terrore che qualcuno sdrammatizza per i più piccoli. Antonio pensa a come fare per ritornare a giocare nel cortile con la sua nuova amica Lucia che è venuta per la prima volta in vacanza da Perugia. Quando vieni per la prima volta a Rossano, ci ritorni, perché non vivi da turista, vivi da abitante del posto. La famiglia di Lucia è lì, nel suo appartamento, ma non è sola. La devastazione che lascia l’alluvione è un vero e proprio saccheggio. Nessuna immagine, nessun video riuscirà a far rivivere quei momenti di terrore, senza acqua, senza corrente e niente di ciò che sarà scritto o raccontato saprà descrivere il brivido di quelle ore. Si leggerà solo negli occhi della gente che ha perso ogni cosa. Nessuno fingerà che si tratti di un gioco. Non lo faranno nemmeno per Antonio, perché quando ritornerà a casa non troverà il suo triciclo, cercherà cose che sono state travolte dall’acqua e dal fango chi sa dove. Avrà un ingresso, pensava, una seconda porta, forse, poco reale e difficile da oltrepassare. Quella porta era una parete della cucina che non c’è più. Per Antonio è solo una seconda uscita, per qualcun altro quella parete rappresenta una vita di sacrifici. Fuori c’è il suo papà ora, e altra gente che con pale, gru e scope cerca di spalare fango, cerca qualcosa di perduto, tenta di frenare le lacrime o prova a cercare un ricordo. La signora Rosa, ottantenne sta bene, qualcuno con la divisa del papà l’ha portata in salvo. Il quartiere è quasi isolato, ad Antonio gli è stato spiegato che al palazzetto, dove si gioca a pallone, qualcuno ha portato molte persone in cerca di riparo, cinquecento di loro non hanno più una casa, una macchina, un documento. Antonio si affaccia dalla finestra del piano superiore per cercare il gattino rossiccio e la palla che prendeva per prima cosa al suo risveglio, ma pensa che forse si saranno nascosti e protetti. Lo scenario sembra il termine di una guerra. Il fango sul volto della gente è come il sangue estraneo sui sopravvissuti. Lucia non scenderà più per ora sulla spiaggia a costruire i castelli deformi, né a riempire i secchielli d’acqua, perché non esiste più lo stabilimento balneare che accoglieva Antonio e Lucia. È stato distrutto e ora non c’è più alcun secchio pieno d’acqua trasparente. C’è un secchiello colmo di fango, sgradevole al tatto, agli occhi, all’odore. Riceverà nuovi giochi Antonio e forse il gattino rossiccio ritornerà, ma qualcuno dovrà restituirgli la sua idea di estate.
Il giorno seguente i genitori di Antonio si rivolgono ad un’associazione che supporta coloro che hanno subito danni.
L’associazione Federimprese Calabria C.l.a.a.i offre sostegno e consulenza a famiglie, turisti e imprese e nei giorni che hanno seguito l’alluvione ha predisposto uno sportello in collaborazione con l’Inarsind (Associazione degli ingegneri e architetti) per compilare le richieste risarcimento danni. Si stimano centinaia di migliaia di euro solo per coloro che si sono rivolti alla nostra Associazione. La nostra comunita’ ha reagito, con l’aiuto di volontari e istituzioni, come mai ci saremmo immaginati. Ha avuto un meraviglioso scatto d’orgoglio evitando i soliti “piagnistei”. La nostra preoccupazione è che superato il momento emergenziale, si abbandoni l’intera comunità a fare i conti con se stessa. Il fango se sparirà dalle strade, non sparirà dai ricordi.
Grave è l’impatto che il nubifragio ha avuto sul territorio, così da aver modificato in alcune zone l’aspetto morfologico. La prima stima dei danni causati ammonta a 52 milioni di euro e devono essere completate le verifiche dei danni post-alluvione.
Federimprese Calabria ha anche promosso una raccolta fondi. È possibile donare sulla piattaforma di crowdfunding: buona causa.org/cause/aiutiamo-rossano.
La piattaforma consente di gestire e raccogliere le donazioni nella massima trasparenza e Federimprese Calabria aggiornerà e pubblicherà la quota della somma raggiunta e degli aiuti offerti.

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