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Alluvione, i sindaci della Sibaritide sollecitano interventi

di MARTINA FORCINITI

geraci-antoniottiÈ psicosi da nubifragio. Dopo il dramma del 12 agosto l’apprensione è ormai compagna di viaggio in terra ionica. La settimana appena conclusa ha destato timori, senza dubbio fondati. Come previsto dai meteorologi e come aveva avvertito la Protezione Civile che ha subito diramato un’allerta meteo rossa sul nostro territorio, l’attesa ondata di maltempo settembrino alla fine è arrivata anche qui. Con piogge battenti che a quasi un mese dal nubifragio sono tornate a flagellare l’area sibarita per diverse ore, questa volta fortunatamente senza determinare disagi.
E mentre si attende l’esito dei procedimenti penali post-alluvione affidati al geologo Carlo Tansi quale consulente tecnico, i primi cittadini di Rossano e Corigliano non si limitano ad osservare i cieli plumbei. Cominciano a fare due conti. E si lasciano andare a qualche provocazione.
«Dopo che il Consiglio dei Ministri, lo scorso 27 agosto, ha decretato lo stato di emergenza non abbiamo più visto nessuno». È il grido d’aiuto lanciato dal sindaco bizantino Giuseppe Antoniotti, alle prese con le grane di un comune ben lontano dal lasciarsi la fase emergenziale alle spalle.
«È stato nominato il Commissario? I soldi per gli interventi sono stati stanziati? Chi e quando interverrà per ripristinare i torrenti? Purtroppo inizia a palesarsi quello che sospettavamo da tempo, con la concreta possibilità di rimanere soli in questa delicata fase di ripresa». Alla vigilia dell’inverno, i sindaci non sono solo spaventati. «L’impressione è che tutti si stiano lavando le mani dalle loro responsabilità – continua Antoniotti -. Qui abbiamo bisogno urgentemente di ricostruire, perché gli interventi tampone che sono stati realizzati in questi giorni non bastano a fronteggiare nuove ondate di maltempo». E nella vicina Corigliano, appellarsi alla necessità del territorio di far fronte comune sugli interventi non è l’unica priorità.
«Se c’è uno sforzo da compiere a quasi un mese dall’alluvione – ha dichiarato Giuseppe Geraci, sindaco di Corigliano – che superi il momento dello scampato pericolo e quello della conta dei danni, l’adeguamento del PSA all’enorme, diffuso e costante rischio idrogeologico della Sibaritide rappresenta sicuramente un banco di prova per tutti. Il PSA della Sibaritide (Corigliano, Rossano, Calopezzati, Crosia e Cassano allo Ionio) – continua – non può non prevedere, al di là del censimento delle frane già registrate, la cosiddetta analisi di suscettibilità dei rischi idrogeologici, le frane potenziali per essere più chiari. Serve cioè una valutazione preventiva di pericolosità per evitare rischi futuri in caso di edificazione, anche per le aree dove non sono censiti rischi attuali o frane». Ma nell’ottica di un immediato e condiviso impegno nella campagna di prevenzione, non si può prescindere dall’individuazione di eventuali responsabilità a qualsiasi livello. «L’auspicio – spiega Geraci – è che le indagini avviate dalla Procura di Castrovillari possano arrivare in tempi celeri. Per questo abbiamo attivato tutti gli uffici interessati affinché si adoperino per mettere con celerità e completezza a disposizione del geologo Carlo Tansi, tutta la documentazione prodotta e/o acquisita fino ad ora relativa all’alluvione del 12 agosto, rappresentazioni planimetriche dei canali di scolo ed eventuali segnalazioni di criticità».
Resta un’insofferenza data a voce piena contro le istituzioni dello Stato. Da cui ci si è sentiti abbandonati.
« Sono seriamente preoccupato per lo stato di totale solitudine in cui è piombata la Città. È essenziale che si riservi maggiore attenzione al territorio. E si faccia presto – chiosa Antoniotti – perché la natura, come abbiamo avuto modo di constatare, non fa sconti».

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1 Commento

  1. Vinxi de Simone

    Hanno ragione, dopo gli annunci ci vogliono i fatti.

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