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Alluvione 2015, causa a Regione e Provincia

alluvione 2015Alluvione 2015, subì ingenti danni in occasione nubifragio del 12 agosto. Ora fa causa alla Regione Calabria e alla Provincia di Cosenza. Protagonista della vicenda una cittadina rossanese. Che, nell’estate di due anni fa, come tanti altri vide la propria abitazione e la propria autovettura sprofondare nel fango. In quella fatidica data, a causa del violento nubifragio che colpì le città di Corigliano e Rossano nonché altri centri della Sibaritide, il torrente Citrea, dotato di argini poco solidi, si riempì. Facendo confluire le acque piovane verso il mare. E “spazzando” via tutto nel giro di poche ore. “L’argine, realizzato circa settanta anni prima – si legge nella nota diffusa – con un muretto spesso solo quaranta/cinquanta centimetri circa, usurato e mai manutentato, cedeva. E, conseguentemente, acqua e detriti di vario genere fuoriuscivano impetuosamente. Invadendo le strade adiacenti e distruggendo ogni cosa…”.

ALLUVIONE 2015, DANNI PROVOCATI DA CATTIVE CONDIZIONI DEL CITREA

Da qui il giudizio promosso dalla donna, difesa dall’avvocato Pasquale Catalano. Teso ad ottenere il risarcimento dei danni subiti. “Per quanto si tratti sicuramente di eventi imprevedibili – prosegue la nota – i danni provocati dall’alluvione del 12/08/2015 si devono soprattutto alle cattive condizioni in cui si trovava il letto del torrente Citrea, dato che nel corso degli anni nessun intervento di manutenzione è stato effettuato dagli organi competenti. Il cedimento dell’argine non si è verificato solo a causa dell’eccessiva quantità di acqua piovana, ma piuttosto alla mancata pulizia del letto del torrente, alla mancata manutenzione degli argini stessi e, più in generale, all’incuria e all’irrazionale gestione del territorio da parte della Provincia di Cosenza e della Regione Calabria e di altri enti preposti.

Decine e decine poi i casi di abusi edilizi nell’area del torrente Citrea, visti i tanti condoni riscontrati in punti ad alto rischio idrogeologico, dove edificare doveva essere rigorosamente proibito: condoni che sarebbero stati richiesti da tanti cittadini per tramite di tecnici e, forse – termina la nota – concessi in molti casi con troppa leggerezza”.

Fonte: La Provincia di Cosenza

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