Home / Attualità / Agenas promuove la Chirurgia oncologica dell’Annunziata

Agenas promuove la Chirurgia oncologica dell’Annunziata

agenasI numeri segnano una linea di tendenza: l’ospedale di Cosenza è un punto di riferimento per la cura di alcune patologie, soprattutto oncologiche per l’intera Calabria. I dati 2015 e 2016 elaborati da Agenas sulle schede di dimissioni dei pazienti (Sdo) e ancora di più quelli del 2017 e 2018 testimoniano l’inversione di rotta del nosocomio cosentino.
Se è vero che i dati sulla mobilità passiva dicono che 1 calabrese su 6 va a curarsi fuori dalla Calabria con un costo per le casse di regione di oltre 300 milioni di euro, l’ospedale dei Cosenza ha già numeri importanti al passo con i grandi ospedali italiani. La conferma arriva anche dal congresso regionale dei Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri) su “Chirurgia Colorettale laparoscopica in Calabria. Presente e futuro” celebrato oggi alla Cittadella Regionale.

Dove, tra le tante relazioni, sono stati illustrati i dati del reparto Epatobiliare Pancreatico e Trapianti del nosocomio cosentino; che ha fatto registrare, negli ultimi anni, dati importati in crescita; sia per numeri di ricoveri e complessità dei casi trattati, che gli esiti operatori dei pazienti. «Trattiamo tumori primitivi del fegato, del pancreas, dei reni e delle vie biliari intraepatiche e extraepatiche; compresa la colecisti» – afferma il dottore Sebastiano Vaccarisi, responsabile della struttura semplice dipartimentale Epato-Bilio-Pancreatica e Trapianti dell’Annunziata. Cinquant’anni, studi e formazione nei grandi centri chirurgici di Pavia e Torino, è tornato in Calabria a Cosenza nel 2004. All’Annunziata, Vaccarisi ha costruito negli anni un gruppo di professionisti; in grado di trattare casi complessi oltre ai trapianti di reni, con un tasso di successo al pari ai grandi centri di cura italiani.

AGENAS APPREZZA L’AREA CHIRURGICA E I NUMERI IMPORTANTI ANCHE IN UROLOGIA E GINECOLOGIA

«La Calabria spesso fa parlare per i casi di malasanità ma le cronache dei giornali ignorano la buona sanità. Che c’è e va valorizzata», afferma il dottore Vaccarisi. «Da alcuni anni lavoriamo in modo coeso e multidisciplinare e gli interventi oncologici sono i più complessi rispetto alle patologie generali, richiedono un inquadramento clinico dei pazienti a secondo degli organi dove si deve intervenire. Per la patologia epato bilio pancreatico, ad esempio, c’è bisogno di una moltitudine di professionisti, gastroenterologo, oncologo, radiologo interventista, chirurgo. Ginecologo e urologo per altre patologie complesse. Prima dell’intervento si studia il caso e poi si entra tutti insieme in sala operatoria. Noi seguiamo il paziente dal momento in cui entra in ospedale e anche dopo le dimissioni. L’umanizzazione dell’ospedale è una questione imprescindibile se si vuole dare fiducia alle nostre strutture sanitarie».

Il chirurgo Vincenzo Pellegrino, della stessa equipe diretta dal dottor Vaccarisi, ha presentato dei casi di chirurgia estrema di interventi al fegato. Quando l’unico modo per salvare una vita umana è mettere in campo interventi “estremi” come unico caso di cura. «Si tratta di interventi sul fegato con metastasi importanti; su cui all’ospedale di Cosenza siamo in grado di intervenire con ottimi risultati». L’esperienza di Vaccarisi e Pellegrino è significativa per il nosocomio cosentino, la cui area chirurgica è stata apprezzata di recente dagli ispettori di Agenas per i numeri importanti che si stanno facendo anche in Urologia e Ginecologia.
IN GRADO DI POTER DARE AL PAZIENTE UNA RISPOSTA DI TERAPIA UGUALE A QUELLA CHE TROVEREBBE FUORI REGIONE

«Stiamo crescendo come gruppo chirurgico, tra chirurgia generale, urologia e ginecologia – spiega Vaccarisi a margine del congresso -. Siamo talmente coesi che siamo in grado di poter dare al paziente una risposta di terapia uguale a quella che troverebbe se andasse fuori dalla Regione Calabria. Oggi possiamo dire che se un paziente vuole prendere le valigie può farlo. Se vuole rimanere in Calabria, a Cosenza, dove conosco bene i percorsi, può avere in fiducia gli stessi risultati che altrove».
«Il modello organizzativo migliore – conclude Vaccarise a margine del congresso – non vede il chirurgo l’espressione del proprio ego personale; piuttosto come l’espressione di un gruppo. La propria equipe con cui condivide le vicissitudini e gli altri specialisti dell’ospedale con cui condivide l’obiettivo di dare la migliore risposta possibile al cittadino-paziente».

Commenta

commenti