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Accogliere è una scelta consapevole. Sulle orme di Papa Francesco, il coriglianese Don Longo ospita i migranti già dal 2002

di MARTINA FORCINITI e SAMANTHA TARANTINO

ImmagineLe nostre Chiese in prima fila nella difesa dei più deboli. Così Monsignor Galantino, segretario della Conferenza Episcopale Italiana, ha rassicurato Papa Francesco sullo spirito con cui i parroci italiani si preparano ad acconsentire al suo invito di aprire le porte ai profughi. E in effetti in terra sibarita sul principio dell’accoglienza cristiana fanno leva il credo e il cammino intrapreso da Don Vincenzo Longo, sacerdote della Parrocchia Beato Giovanni XXIII di Corigliano. Che ha spalancato i portoni della sua Casa ai migranti già dal lontano 2002, in tempi certamente poco maturi rispetto al valore dell’ospitalità. Una scelta lungimirante, che oggi va di pari passo con l’appello fatto dal nostro Papa.
«Ho sposato in pieno l’insegnamento di Gesù – racconta don Vincenzo – che ha sempre invitato ad accogliere il povero e l’indigente. Una missione per chi crede fermamente nella parola cristiana e che si inserisce perfettamente nel percorso di apertura e disponibilità professato da Cristo».
Il parroco coriglianese è il miglior esempio di uno spirito di carità che si concretizza nella perfetta integrazione e nell’accompagnamento dello straniero durante tutto il suo percorso di vita nella comunità ospitante.
«Ai tempi delle migrazioni dai paesi dell’est, ho accolto un nucleo familiare di sette persone tra genitori, figli e nonni provenienti dall’Ucraina di cui, da sempre, seguo il cammino di crescita e inserimento nella nostra società. Li ospito a casa mia condividendo con loro tutto. Ne ho incoraggiato l’istruzione (i più anziani hanno ottenuto la licenza media e uno dei figli, arrivato in Italia all’età di 9 anni, oggi ne ha 22 e si è orgogliosamente diplomato), il perfezionamento delle posizioni previdenziali e assicurative e ho fatto in modo che fossero totalmente autonomi e indipendenti. Ho visto nascere quello che è il piccolo di casa e che oggi frequenta la terza elementare».

Ma il principio dell’accoglienza non consiste solo nell’offrire un piatto caldo e un paio di lenzuola. È una scelta coraggiosa, che comporta sacrifici e grandi responsabilità. «Quando la famiglia che ho accolto è arrivata in Italia, io mi trovavo in seminario ad Altomonte. E quando mi sono trasferito a Cassano prima e a Corigliano poi, loro sono venuti con me. Ecco perché la decisione di dare ospitalità ai migranti deve essere consapevole: perché accogliere significa anche e soprattutto accompagnare nel cammino di vita».

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