Home / Attualità / A Corigliano-Rossano è stato abolito il diritto di critica?

A Corigliano-Rossano è stato abolito il diritto di critica?

Le bacchettate del sindaco contro le voci fuori dal “coro istituzionale” mettono in evidenza una pericolosa deriva antidemocratica

Per il mondo cattolico ogni domenica alle 12 c’è l’Angelus del Papa. A Corigliano-Rossano, dove non ci facciamo mancare davvero nulla, ad anticipare l’intervento del pontefice ora c’è anche il predicozzo domenicale del sindaco. Sciabolate lunghe e corte, tocchi duri e tackle in scivolata degni del buon Rino Gattuso: verso chiunque, anche i portieri.

Di nomi e cognomi il sindaco non ne fa. Spara nel mucchio. Ma la ramanzina di ieri – sorvolando sul chi fosse rivolta – si può tranquillamente ammonire come fallo da fuorigioco. Già, perché attraverso le sue parole abbiamo capito che il Primo cittadino ha di fatto abolito il diritto di critica.

Con il suo sermone, il sindaco, ha praticamente conclamato un silenzio ostile. Dimenticando, però, che soprattutto in questo momento storico delicato e particolare per la Città, chi governa/amministra/gestisce la cosa pubblica (e lo fa sicuramente con le buone intenzioni) deve saper accettare il contraddittorio. La critica, che a muoverla sia la stampa, la politica o i cittadini (con qualsiasi simpatia personale), non può innescare il “cazziatone”. Piuttosto, deve servire da sprone a fare di più e meglio. Ma capiamo che questa non è una virtù per tutti i leader. 

Forse è una sensazione sbagliata, ma la paternale domenicale cela un certo nervosismo. Non si possono vedere nemici ovunque né può vigere la regola del “chi non è con me è contro di me”. Ce lo saremmo aspettati da altri, sinceramente, ma non da questo Sindaco. È palese ad oggi un sistema di gestione della cosa pubblica fermo alla prima Repubblica, quando si parlava tanto e si concludeva pochissimo. Purtroppo è così e basta farsi un giro su se stessi per capirlo.

Questo, inoltre, non è nemmeno il momento di perdersi in bacchettate moralistiche. Forse fra qualche anno, se cambieranno le cose. Ma oggi crediamo non sia possibile né giustificato. Perché ci sono tante cose che, quando il gruppo politico che oggi amministra la città era forza oltranzista d’opposizione, furono bollate come eretiche e che, oggi, – ahinoi – continuano a ripetersi con più frequenza e con maggiore vigore. Due esempi su tutti, facilmente riscontrabili da chi legge, sono la trivellazione dei pozzi per cercare nuova acqua (e in alcuni casi abbiamo visto anche come è andata a finire) e la nomina fiduciaria di nuovi dirigenti (Art.110 Tuel). Tutte cose legittime ma che un tempo suscitavano scalpore, polemiche furibonde e anche segnalazioni alla Procura della Repubblica. Adesso, invece, questo sembra essere diventato normale e anche chi solleva il dubbio viene messo sul banco degli imputati e invitato a tacere. Questo atteggiamento iconoclasta, della distruzione tout court di ciò che è stato il passato, è un segnale pericoloso e di debolezza… quasi infantile.

Abbiamo letto che “sono iniziati processi di cambiamento delicati ed importanti – probabilmente meno visibili ai più –  che stanno preoccupando molto chi questi processi li rifiuta”. E proprio perché sono invisibili sarebbe opportuno farli vedere! Quali sono questi processi? Magari una nuova politica per la differenziata? Forse il celebre sistema dell’acqua discensionale? Noi, umili mortali che viviamo fuori dall’olimpo comunale tutti questi processi ancora non li percepiamo. I cittadini sono all’oscuro di tutto e vedono solo disagi.

Si è pensato, considerate le contingenze storico-economico, di attivare una consulta (strumento che è molto caro al sindaco sin dai tempi dell’Università) degli imprenditori della città? Cioè, di tutta quella parte produttiva che se ben indirizzata, anche educata e accompagnata potrebbe dare un supporto all’incessante richiesta di lavoro e sviluppo?

È un claim ormai da cinema muto (altro che Stephen King!) riproporre la storia dei pezzi della torta riservata solo a pochi. Ci sono imprenditori a Corigliano-Rossano che a quell’abusato pezzo di torta non si sono mai avvicinati. Ma il problema è proprio questo. Considerare il Comune una “torta da spartire” o, come diceva qualcuno un tempo, “un osso da spolpare”. La casa comunale non dev’essere una torta: né nell’assenso tantomeno nella negazione.

Ci sono tanti progetti che potrebbero essere realizzati senza che nessuno si segga a quella mitologica tavola imbandita. Ci sono tanti giovani eccellenti che sono andati ad aprire le loro startup altrove. È vero, nessuno degli amministratori precedenti li ha considerati (e questa è una grave colpa) ma oggi si è fatto qualcosa per evitare che le risorse di casa nostra vadano a far fiorire altre realtà? Purtroppo non sembra.

E anche sulla gara per l’informazione e la comunicazione istituzionale (che non è la gara per la comunicazione ed il marketing strategico): mancavano forse risorse interne alla città (se proprio non si volevano utilizzare quelle già presenti nella macchina comunale) per mandare avanti un ufficio stampa? Ben vengano le aziende da fuori comune, da fuori regione ma se contribuiscono a far fare un salto di qualità alla comunità, se danno uno stimolo reale alla crescita di qualcosa che da noi non conosciamo. Se poi, andare a prendere un comunicatore da Rocca Cannuccia è sinonimo di trasparenza, questo sinceramente lascia forti dubbi.

La verità è che ancora questa Amministrazione – non lo diciamo noi, ma sono i cittadini a confermarlo giorno dopo giorno– non ha indirizzato, almeno pubblicamente, la rotta del suo cammino. Non vediamo una prospettiva. Probabilmente siamo noi gli orbi. Ma siamo un sacco di persone ad esserlo! C’è un’insoddisfazione di fondo generale. Forse sarebbe opportuno fare un sondaggio oppure affacciarsi un po’ fuori dalla sede del Comune o della Protezione civile per capirlo.

Concludendo, aver ottenuto 23mila voti di fiducia, entusiasmo, stima, di cambiamento non significa essere immuni da critiche. Non significa avere di diritto la verità in tasca. In democrazia non funziona così. Quei consensi vanno confermati ogni giorno, soprattutto tra quei cittadini ai quali non si possono dare risposte immediate. Non si possono biasimare gli abitanti di Cantinella. Ancor meno quelli della più piccola comunità di Pantano Martucci il cui silenzio ormai decennale non è sinonimo di benessere ma del disinteresse più totale verso le istituzioni.

Il castello fatato della città normale lo si può costruire… Ma non in aria. Servono le fondamenta della realtà. E servono anche le critiche che oggi – abbiamo capito – non si possono muovere, pena essere tacciato come nemico. Con schiettezza, però, continuiamo a ribadire agli amministratori di Corigliano-Rossano che serve un piano vero per realizzare quello che era (e rimane) il sogno della terza città della Calabria. Con meno logorrea di parole e più fatti.

mar.lef.


Commenta

commenti