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A 65 anni l’Europa fallisce in Calabria

di LENIN MONTESANTO

ImmagineSenza storia non c’è marketing. In tutti i sensi. Il 1989 cade il muro di Berlino. 8 anni dopo, su iniziativa di un gruppo di laureandi Erasmus del territorio prende forma e si fa sentire la prima associazione di ispirazione europeista nella Sibaritide (Otto Torri sullo Jonio). Il 14 marzo del 2003, a Cariati, promosso da Otto Torri, si tiene il primo importante evento su qualità e quantità nella spesa delle risorse europee, alla presenza di quasi tutto l’allora consiglio regionale e di Gianni Pittella, nel suo ruolo di relatore unico sui fondi strutturali per il Parlamento Europeo. Dodici anni dopo quell’amara denuncia di Pittella, in particolare, sui cosiddetti progetti sponda di cui si abusava (e si abusa) nella gestione calabrese dei fondi europei, la vera questione culturale e di fondo, quella del gap locale di euro progettazione, con tutte le sue diverse conseguenze aberranti (restituzione dei fondi non spesi e pessima spesa dei pochi fondi utilizzati!), è rimasta identica ed aperta. Assurda. Ed ormai drammatica. Nel frattempo, a 26 anni di distanza da quelle macerie che seppellirono quel socialismo reale (e che lasciarono, in Europa, soltanto la Chiesa, come contraltare di un modello occidentale, oggi egemonizzato dai cinesi!), diverse regioni europee hanno vissuto stagioni di sviluppo, facendo registrare in taluni casi vere e proprie metamorfosi. Che hanno stupito tutti. Senza pozioni magiche. Senza trucchi economici. Senza segreti diplomatici che dovremo indagare e conoscere nei prossimi lustri. Semplicemente attingendo a risorse nazionali. Ma soprattutto comunitarie. Tre casi, assimilabili alla Calabria soltanto per le oggettive e materiali condizioni iniziali di svantaggio, che andrebbero fatti studiare nelle scuole di questa regione. Ed andrebbero fatti metabolizzare (con esame finale dopo un viaggio studio all’estero) all’esercito di general-burocrati che, col cambiare delle stagioni politiche regionali, non sono mai cambiati, pur non avendo prodotto alcun risultato minimamente paragonabile a questi modelli di riferimento. Tre esperienze nazionali diverse tra loro, ma accomunate, in un triangolo virtuoso da Est a Nord a Sud, dalla verifica positiva dei risultati, delle forze e della creatività autoctone lucidamente messe in campo: 1) la regione autonoma dell’Andalusia nella Spagna meridionale (basti citare il radicale ammodernamento infrastrutturale e l’alta velocità quasi ovunque); 2) l’Irlanda, che ha rivoltato se stessa come un calzino, divenendo uno dei Paesi più attraenti per multinazionali e giovani; 3) Berlino e l’intera Germania dell’Est, subito dopo il disfacimento della Repubblica Federale Tedesca, divenute in pochi anni il vero motore della nuova grande Germania! Per non parlare, per carità, dei più recenti casi virtuosi di spesa nelle limitrofe Basilicata e Puglia! Chapeau! A tre diverse latitudini, in tre diversi microcosmi locali, ciascuno con ipoteche e disagi storici ereditati e da governare, si è dimostrato che un quarto di secolo, con almeno un paio di generazioni a cavallo, può certo bastare per far invertire rotta al corso delle storie e della Storia. Ecco l’appeal ed il marketing. Ecco l’ottimismo. Ecco la voglia di provarci, di destituire l’ovvio, di osare e di giocarsi tutto. Un entusiasmo che non può non essere contagioso, così come è stato in quei tre casi. Eppure, negli stessi anni, confrontando diversi indicatori, le classi dirigenti calabresi, non soltanto non hanno stimolato né accompagnato le stesse scintille di rinnovamento ed ammodernamento possibile registrate in altre aree depresse della stessa Europa e dello stesso Mediterraneo (la Croazia è un altro caso positivo), ma hanno assistito e contribuito addirittura ad un oggettivo depotenziamento e abbassamento quali-quantitativo delle condizioni economiche di partenza. Forse si stava meglio quando si stava peggio? Difficile dirselo, ma è così, al netto della distruzione operata quasi ovunque nei territori (il cimitero industriale nella terra di Pitagora fa piangere!). Una cosa è certa: mentre altrove si formavano e si formano leve di giovani euro-progettisti e si faceva e si fa lobbying nelle sedi comunitarie per intercettare tutte le risorse comuni a disposizione, nell’universo tolemaico calabrese, in cui ancora Catanzaro appare come il Sole e Bruxelles un pianeta, si parla d’altro. E ci si impegna in altro. A partire dai sindaci, sempre più vittime di tagli erariali ma sempre più paradossalmente convinti che la propria storica missione locale sia continuare ad ingrassare la coda dei questuanti dietro la porta dell’assessore regionale o del Governatore di turno. Il 9 maggio 2015 è la 65esima Festa dell’Europa. E nello stesso giorno la Russia di Putin festeggia i 70 anni della vittoria sui tedeschi nella seconda guerra mondiale. Nei giorni scorsi il Presidente Oliverio ha parlato chiaramente di fallimento storico del sistema complessivo di governance dei fondi europei in Calabria. Da cui, però, ripartire. Con la nuova programmazione 2014-2020. Per adesso, quindi, niente festa. E con l’ultimo grammo di ottimismo.

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commenti

1 Commento

  1. Pasquale Orlando

    Il sig. Oliverio oltre a dichiarare il fallimento del sistema di governance dei fondi europei, dovrebbe anche trarne le conseguenze e dimettersi visto che è ai vertici della politica regionale da almeno 30 anni!!

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