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La fusione, l’ex commissario Bagnato ed il teatrino con i 5 stelle

rapani

La fusione, il commissario Bagnato e il movimento 5 stelle. Quel simpatico teatrino che si è aperto da qualche settimana attorno alla presunta appartenenza del prefetto in quiescenza ai ranghi della massoneria, messo in scena dai pentastellati, non può non tenere in considerazione – di riffa o di raffa – l’inizio, sicuramente difficile, della fusione di Corigliano-Rossano.

Già, perché la terza città della Calabria è nata proprio sotto il segno del commissario Bagnato che, a dire il vero, a parte che gestire l’ordinario, nel suo anno abbondante di amministrazione, poco o nulla ha fatto per armonizzare questa grande realtà urbana. Certo, non ha avuto il tempo per farlo. Però, da qui al nulla (o quasi) c’è l’abisso. Perché in realtà gli atti che ci saremmo aspettati dall’ex prefetto e che erano in capo alle sue competenze come, ad esempio, l’organizzazione degli uffici (che non è stata fatta, anzi è stata peggiorata) e la possibilità di velocizzare e snellire l’attività amministrativa, non sono mai arrivati. Una gestione impalpabile, che è scivolata senza grande entusiasmo da parte dell’allora commissario che non ha fatto altro che esasperare l’animosità tra le due ormai ex comunità. Quello che dice, oggi, l’ex sindaco Antoniotti, che per descrivere lo stato umorale di Corigliano-Rossano utilizza la formula semplice ma efficace di una «comunità separata in casa», è anche figlio di quella gestione commissariale.

Ma se Bagnato non ha fatto nulla per armonizzare Corigliano-Rossano, chi oggi lo accusa di essere massone (il Movimento 5 Stelle) non ha fatto nulla per amalgamare e rendere viva e unita questa nuova grande città. Anzi. Sono note le posizioni anche campanilistiche di alcuni “graduati” rappresentanti pentastellati. Anche dopo l’esito schiacciante del Referendum. Questo per dire che, comunque, si fa presto a predicare buone abitudini ma poi c’è sempre una preclusione ideologica dietro tutto. Perché la paventata azione massonica che avrebbe e starebbe caratterizzando l’azione di Bagnato nella funzione pubblica, è uguale all’atteggiamento antifusionista che i 5 stelle (alcuni, per carità, non tutti e nemmeno la maggioranza di loro) hanno adottato per tentare di ostacolare questo processo. Insomma, una questione di “gruppi di pressione” che non fa alcuna differenza. A tutti i livelli. E i rapporti fibrillanti tra Bagnato ed il M5S sono nati proprio qui a Corigliano-Rossano.

E allora, viene da chiedersi, perché i 5 stelle si accorgono solo ora che Bagnato è commissario di un’azienda sanitaria importante come quella di Catanzaro della sua incompatibilità massonica? Perché non hanno sollevato la sua paventata inconciliabilità con l’impegno pubblico quando era commissario di Corigliano-Rossano? Non abbiamo registrato tutto questo scandalo quando nella nostra città l’allora sottosegretario grillino, Carlo Sibilia, prese accordi proprio con Bagnato per alcuni interventi da operare per la sicurezza di Corigliano-Rossano.

L’AFFONDO DEI PENTASTELLATI PARENTELA, D’IPPOLITO E SAPIA CONTRO BAGNATO

Intanto, eccovi servito l’ennesimo affondo dei 5 stelle contro il prefetto Bagnato, già commissario del comune di Corigliano-Rossano e oggi commissario dell’Asp di Catanzaro. «A distanza di settimane dalla nostra interrogazione parlamentare sull’eventuale rapporto tra la massoneria e il prefetto a riposo Domenico Bagnato, chiamato a gestire l’Asp di Catanzaro sciolta per infiltrazioni e poi dimessosi dall’incarico, lo stesso interessato ha chiarito in una recente intervista di esserne stato un iscritto 30 anni fa, il che non ci basta”. Lo affermano, in una nota, i deputati M5S Paolo Parentela, Giuseppe d’Ippolito e Francesco Sapia, che al ministro dell’Interno avevano chiesto di verificare se lo stesso Bagnato “sia iscritto a logge massoniche o ne abbia fatto parte”, osservando che “sarebbe gravissimo se ci fosse un massone alla guida di un’azienda sanitaria commissariata per ‘ndrangheta e con risaputi problemi di legalità e notorie incrostazioni di potere».

«Nello specifico – aggiungono i quattro parlamentari – è più che legittimo chiedere a Bagnato perché nel merito abbia parlato dopo così tanto tempo e perché, atteso che attendiamo notizie circostanziate dal ministro dell’Interno, abbia definito la propria esperienza in massoneria come uno dei tanti percorsi della sua carriera, se contestualmente ha raccontato di essere diventato il più giovane questore d’Italia per meriti professionali».

«Crediamo – sottolineano i parlamentari 5 Stelle – che l’ex prefetto debba fornire in proprio ulteriori e più precise spiegazioni sulla sua passata appartenenza massonica, a quanto pare per un periodo parallelo alla sua carriera nel ministero dell’Interno. Non vogliamo farne un caso personale, ma siamo convinti che l’iscrizione a logge massoniche non debba essere consentita per legge ad alcun consulente, dipendente e dirigente pubblico, e in questo senso ci impegneremo a modificare le norme vigenti, salvo che le singole amministrazioni non riportino il dato specifico, non trascurabile, nella sezione web relativa alla trasparenza».

«Soprattutto oggi, non c’è alcuna ragione – concludono i 5 Stelle – per nascondere al controllo pubblico diffuso, grazie alle leggi in vigore, l’appartenenza alla massoneria di chi a qualunque titolo lavora nella pubblica amministrazione. Ricordiamo che, ancora una volta, siamo stati l’unica forza politica ad intervenire su una vicenda tanto delicata».


 

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