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Iacucci su intitolazione Ponte di Campagnano a Beniamino Andreatta

Il presidente della Provincia Franco Iacucci interviene sull’intitolazione del Ponte di Campagnano a Beniamino Andreatta, primo rettore dell’Università della Calabria. «Una significativa occasione per non dimenticare l’appena ieri e guardare con attenzione i giorni a venire. Lunedì 8 ottobre l’intera Regione Calabria, ma il meridione in generale, dovrebbe ritrovarsi a Rende per un doveroso omaggio ad una personalità straordinaria, impegnato sul piano accademico, politico e di governo.

Appartengo, per ragioni anagrafiche, a quella generazione di studenti calabresi, e cosentini in particolare, che agli inizi degli anni ‘70 partecipava con passione e convinzione ai cortei che reclamavano l’istituzione anche in Calabria di una sede universitaria. Con la nomina nel maggio 1971 del prof. Beniamino Andreatta a primo rettore del nascente ateneo, quell’aspirazione divenne realtà e con l’anno accademico 1971-72  l’Unical iniziò ad operare.

Si interrompeva un isolamento culturale, non solo accademico, che aveva sempre marginalizzato la nostra regione e venne ideata e strutturata un’Università moderna ed efficiente oggi valutata, anche in campo internazionale, in maniera più che positiva con riconoscimenti di grande importanza.

L’idea dell’Unical  se non fu “rivoluzionaria” fu certamente per l’epoca in cui partì e cominciò ad essere realizzata un’ idea riformista, di grande modernizzazione, di positivo meridionalismo. Il rettore Andreatta, da “economista dello sviluppo” intuì e coerentemente operò, che realizzare sulle colline di Arcavacata di Rende un «campus sul modello anglosassone avrebbe contribuito a far svolgere un ruolo efficace per il progresso del nostro territorio calabrese in particolare e per il Sud in generale».

SI TRATTÒ DI UN VERO SOGNO CHE GIORNO PER GIORNO DIVENTAVA REALTÀ

Di quegli anni, Beniamino Andreatta, è stato un vero e autentico protagonista nel fare decollare una struttura universitaria al servizio del contesto locale nella piena convinzione di un nuovo meridionalismo, dove il Mezzogiorno e le sue regioni più arretrate e depresse dovevano essere supportate per evolversi e non per assistite.

I parametri dell’economia dello sviluppo erano ben conosciuti dal prof. Andreatta che, insieme a Giuliano Amato, Giorgio Ruffolo, Siro Lombardini, fece parte del gruppo di teorici che alimentarono le politiche e gli indirizzi economici dei primi  governi di  centro-sinistra che avviarono e realizzarono importanti riforme sul piano  socio-economico, disegnando, tra l’altro , grandi programmi infrastrutturali che diminuirono, in maniera notevole, il divario che separava le aree meridionali dal resto del nostro paese. Proprio in quegli anni i parlamentari calabresi erano soliti usare l’espressione «favorire in tutti i modi l’ascensore sociale» e l’Università della Calabria a pochi passi dalle proprie residenze era sicuramente una scommessa da vincere.

Andreatta sul piano politico fu sempre collaboratore e consigliere economico del presidente Aldo Moro, e da “ keynesiano convinto“ era considerato, per come è stato già scritto da altri, un keynesiano particolare, tutto italiano, aveva una concezione economico/finanziaria fondata su una forte impronta e connotazione sociale «pur nell’accettazione del mercato e della competizione economica»; oggi che mancano queste personalità è giusto e doveroso farne memoria e raccogliere il loro testimone. I sogni non muoiono mai, se c’è ancora qualcuno che intende l’attività politica, come servizio e come capacità per favorire e promuovere lo sviluppo locale.

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