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5 metri: è la distanza che separa la speranza dei balneari dalle paure della gente

Ad oggi il turismo è come una macchina da corsa che il Governo ha messo sulla linea di partenza a motore spento

Nonostante le grandi incertezze, i dubbi e le regole ancora poco chiare sul da farsi e soprattutto su come evitare che il covid possa abbronzarsi in spiaggia con noi, gli esercenti balneari e turistici, da Rocca Imperiale a Cariati, lungo lo Jonio si stanno dando da fare per aprire le loro attività e dare il benvenuto alla stagione estiva 2020.

Non sarà un’estate facile. Soprattutto non sarà un’estate come le altre. Quello che sappiamo – rispetto alle prime direttive emanate -, al momento, è solo che sul bagnasciuga italiano, sia esso calabrese piuttosto che romagnolo o siciliano, bisognerà mantenere le distanze. Anche nei lidi attrezzati.

Come attrezzarli, però, ancora nessuno lo sa. Perché la normativa – confessano molti esercenti – non è chiara, è contorta e spesso anche contraddittoria. Nel frattempo però si continua a lavorare con il bel sole di primavera in volto ed il sorriso (come sempre) sul volto. Non demordono i nostri operatori. Per il momento riassettano e puliscono i locali, sistemano e livellano la spiaggia ma fra qualche giorno (qualcuno lo sta già facendo) fettuccia e filo alla mano dovranno posare le aste degli ombrelloni: 5 metri, questa la distanza imposta dalle direttive del Governo.

5 metri: è la distanza che separa la speranza degli operatori balneari, che si sono caricati sulle spalle il rischio della riapertura, dalla paura della gente di contrarre il virus. Posizioni contrastanti ma che, alla fine, con una buona dose di buonsenso (quella dei bagnanti) e di misure di prevenzione (quelle messe in campo dagli esercenti), si dovrebbero mitigare e, speriamo, portino ad avere un’estate certamente diversa dalle altre ma comunque con le persone in riva al mare a fare il bagno e a prendere il sole.

La parola d’ordine è una soltanto: normalità. Quella stessa normalità che dovrebbe aiutare ad annullare la distanza mentale dei 5 metri. In fondo ce lo meritiamo tutti. Se lo meritano gli imprenditori turistici, molti dei quali vivono solo con i profitti della stagione estiva; ce lo meritiamo noi, comuni mortali, che viviamo tre stagioni su quattro in attesa del sole e del mare.

Il lavoro, l’indotto ed il benessere (anche economico): l’estate per noi è una piccola fabbrica

Se da un lato la normalità è necessaria per non perdere le nostre abitudini e non lasciare la pagina estate con un foglio bianco, c’è anche un altro aspetto importante, imprescindibile, che non può non essere considerato: l’estate, alle nostre latitudini, significa anche benessere. Probabilmente siamo ancora in una fase di sottosviluppo turistico (rispetto alle nostre grandi potenzialità) ma la stagione marina rappresenta comunque un momento per far girare economia ed iniettare più liquidità nel nostro mondo. Si pensi a quante persone lavorano nei lidi, e quanto produce in termini di occupazione stagionale l’intero indotto.

Immaginate solo per un attimo se l’estate non fosse estate. Quante persone non lavorerebbero? C’è una stima tracciata sulla sola Corigliano-Rossano dove il lavoro stagionale estivo, tra stabilimenti balneari, strutture ricettive, villaggi, camping e parchi divertimento produce qualcosa come 3.000 posti di lavoro (il 3.8% della popolazione cittadina) ed un fatturato stimato di circa 45milioni di euro (in tre mesi e senza calcolare l’indotto). Numeri economici impressionanti. Immaginate se venissero a mancare anche solo per una stagione.

L’incognita dell’Acquapark Odissea 2000

acquaparkTra questi grandi numeri c’è anche il parco divertimenti acquatico Odissea 2000. Il management dell’acquapark che è tra i 25 più importanti al mondo ha fatto sapere nelle settimane scorse che, stando così le cose, nell’ondata di incertezza, di mancanza di regole chiare e direttive certe da parte delle istituzioni nazionali e regionali, la stagione è a rischio. Il parco, infatti, è molto probabile che quest’anno non apra. E questo non per negligenza della proprietà che, anzi, si è sempre dimostrata all’avanguardia rispetto all’utilizzo di misure innovative anche e soprattutto in ambito di sicurezza di lavoratori e visitatori, ma proprio perché il Governo, nel trambusto dell’emergenza, si è dimenticato di normare uno dei settori più importanti e oggi più in crisi: quello del turismo.

Per molti di noi un’estate senza Odissea 2000 non è estate. Abituati, come siamo, da 25 anni ormai, a trascorrere almeno una giornata dei tre mesi di sole nel meraviglioso parco di contrada Zolfara. Ma il vero problema non è tanto il non poter farsi una scivolata tra le 27 attrazioni mozzafiato o prendere il sole sulle sponde della piscina a onde. Il dramma sarà per quel circuito economico che ogni anno questo parco mette in moto e che, stando così le cose, quest’anno si bloccherà.

È chiaro che servono delle misure urgenti. È chiaro che chi governa debba prendersi in carico questo problema che è comune a tante altre realtà produttive della regione e del territorio nazionale. E capire che dietro al settore turistico non c’è solo il piacere del relax ma si cela, nemmeno più di tanto, una fabbrica che produce economia per il Paese e che oggi è stata messa ai nastri di partenza con il motore spento.

Marco Lefosse


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