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2015 fotostoria di un anno: l’arrivo dei migranti, al Porto di Corigliano 5 sbarchi

di ROSSELLA MOLINARI

IMG-20150608-WA0025Il 2015 passerà alla storia come l’anno che ha sancito l’ingresso del Porto di Corigliano tra le strutture deputate anche allo sbarco di migranti sulle coste italiane. Dal primo sbarco del 2 gennaio, a bordo del mercantile Ezadeen, fino ad agosto si sono susseguiti cinque sbarchi per un totale di circa duemila migranti di varie nazionalità transitati nella struttura portuale di Schiavonea e poi trasferiti in centri di accoglienza di altre regioni d’Italia. È un fenomeno tutto nuovo per la città di Corigliano e per il comprensorio, che tuttavia si è riusciti a gestire al meglio. Impeccabile, sin dall’inizio, la macchina organizzativa dell’accoglienza grazie al l’ottimo coordinamento interforze della Prefettura di Cosenza. Massiccio lo spiegamento di forze dell’ordine, personale sanitario, volontari, associazioni, protezione civile mentre ad un certo punto è venuta meno la presenza dell’Amministrazione comunale di Corigliano, fatta eccezione per i Servizi sociali che hanno garantito in ogni occasione l’assistenza ai minori non accompagnati. Già in primavera, il sindaco Geraci ha iniziato a lanciare l’allarme sulla carenza di risorse per poi giungere ad agosto, in prossimità del quinto e ultimo sbarco del 2015, ad annunciare la mancata presenza al porto. È in quell’occasione che si consuma la polemica istituzionale tra il Comune e il Governo, e di riflesso con la Prefettura di Cosenza che ha gestito interamente le operazioni di sbarco e accoglienza. Non garantita neanche la logistica, con le transenne che, ad agosto, sono giunte da Castrovillari. «Lo sbarco di domani – disse all’epoca Geraci – sarà la ciliegina sulla torta dopo quello che abbiamo subito con l’alluvione. Non abbiamo più soldi da anticipare. Come Comune abbiamo risorse minime perché tutto il possibile è stato utilizzato per l’emergenza alluvione. Quindi dico che noi non possiamo garantire più nulla…finora stiamo solo anticipando. Infatti ancora attendo dalla Prefettura i soldi spesi per gli sbarchi precedenti. Per l’alluvione – ha concluso – ci siamo svenati e non abbiamo avuto aiuto da nessuno. Per carità, comprendo benissimo che Rossano ha subito danni enormi, ma dopo aver superato l’emergenza a Rossano avrei gradito inviassero anche a me magari solo l’Esercito. Io non posso sapere in anticipo cosa accadrà domani, ma è sicuro che né io né l’intera macchina comunale siamo più in grado di garantire qualcosa».

È così è stato, mentre il Prefetto Gianfranco Tomao spiegava che le richieste di rimborso erano giunte in ritardo dal Comune. Sin dai primi sbarchi nel territorio si è cominciato a discutere anche della eventuale realizzazione di un centro di accoglienza per migranti, che proprio di recente si è stabilito di istituire ad Amendolara. Sarà infatti l’hotel Enotria a diventare un Cpm (Centro di prima accoglienza), come deciso dal ministero degli Interni attraverso la Prefettura di Cosenza a seguito della richiesta fatta, d’intesa con i proprietari, dalla cooperativa sociale “Senis Hospes” con sede a Senise (Pz) che si occupa anche degli Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di Senise, San Severino Lucano (PZ), Nova Siri (PZ) e Civita (CS). In un periodo di crisi, quindi, anche l’industria dei migranti può rappresentare una ciambella di salvataggio.

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