Home / Attualità / Corigliano-Rossano pulita e la sua versione dei fatti sui terreni livellari

Corigliano-Rossano pulita e la sua versione dei fatti sui terreni livellari

Il gruppo consiliare di maggioranza ritorna sulla vicenda tentando di fare chiarezza e “mettere un punto” alle polemiche imbastite dall’opposizione

A seguire una disamina del gruppo consiliare di Corigliano-Rossano Pulita rispetto alla questione “livellari” (i famosi terreni pubblici in uso ai privati). Un tema che sta tenendo banco in città ormai da oltre un anno e che di recente è stato rilanciato dai gruppi di Opposizione che sulla vicenda hanno addirittura preparato un esposto depositato alla Procura della Repubblica. Ecco, allora, la posizione del gruppo maggioranza, che tenta la via della difesa dell’operato dell’Amministrazione che ad oggi – dicono – è l’unica che ha affrontato seriamente la vicenda.

Il tema dei livelli è divenuto di attualità da poco meno di un anno ad opera di una opposizione sempre alla ricerca di temi che suscitino dubbi e avversione verso l’amministrazione. E’ giusto cercare di fare la massima chiarezza sul punto perché la cittadinanza sia informata dei fatti.

In effetti qualcosa esisteva già, una delibera del 2017 dell’ex comune di Corigliano che, allo scopo di mettere una cifra positiva che impedisse di considerare il bilancio in predissesto, ipotizzava un credito rappresentato dai canoni da esigere dai conduttori di livelli. Una delibera di applicazione del tutto inverosimile dato che in quel territorio non erano individuabili in modo legalmente valido i lotti interessati. Chi sedeva nei seggi di quell’ex Consiglio comunale era a conoscenza della delibera, altri l’hanno studiata scoprendo che alcuni della maggioranza (ma anche della minoranza-sempre-sola-opposizione) avevano in uso terreni a livello e che quindi dovevano essere dichiarati occupatori illegittimi. Ovvio, solo quelli!

Bene la storia dei livelli è interessante quanto indicativa della incapacità delle amministrazioni che per molti decenni ne hanno dimenticata l’esistenza, lasciando che le cose andassero alla deriva, é come se un proprietario dimenticasse di aver dato in affitto una casa, con l’aggravante che nel nostro caso non si tratta del proprietario ma di chi è stato eletto dai proprietari, i cittadini, per amministrare i beni comuni.

Gli attuali livelli nascono nella Italia preunitaria allo scopo di affidare dei terreni a privati, dietro pagamento di un canone periodico, per permettere da un lato una autonomia per la sopravvivenza della famiglia ma anche per un miglioramento dello stato della terra. Nei 170 anni trascorsi praticamente mai fu riscosso un canone o rivisto un contratto per cui i conduttori dei fondi si sentirono spesso veri proprietari. La legge 16 del 1974 iniziò un riordino dell’istituto dei livelli cancellando la dicitura “livello” ad una serie di terreni che provenivano da beni ecclesiastici e da aziende autonome dello stato dando così al conduttore del fondo la piena proprietà del bene. La stessa legge esclude tale possibilità per i terreni di proprietà dei Comuni ma la norma fu utilizzata da molti notai per eliminare la dicitura “livello” dagli atti che trasferivano i fondi di proprietà comunale. Si genera quindi una situazione diversa con livellari consapevoli di questa qualità ed altri convinti di essere reali proprietari perché in possesso di un atto notarile e della relativa trascrizione. Un esempio può chiarire meglio il concetto: il genitore che vuole lasciare a due figli la terra, uno vuole danaro l’altro il fondo, quest’ultimo acquista il bene pagando una somma che va al primo e il notaio gli intesta il lotto…senza la dicitura “livello”.

E’ chiaro che per avere contezza della reale situazione occorre risalire all’atto originario con cui i livelli sono stati costituiti. Il problema è in via di essere regolamentato a livello nazionale per cui vi è un Disegno di Legge in senato (n° 855) che attualmente è in Commissione Agricoltura, ma esiste una Legge della Regione Calabria, la 18 del 2007, questa manca dei decreti attuativi e permette solo alcune operazioni, in particolare la possibilità da parte dei livellari di regolarizzare la propria posizione con il pagamento di una quota al Comune o di affrancare, cioè comprare, il terreno, cosa possibile proprio per il fatto che i contratti non sono mai stati aggiornati né i canoni riscossi. La legge definisce i criteri per la definizione del prezzo di affrancazione a partire dalla qualità delle colture praticate.

Venendo alla situazione locale l’ex Comune di Rossano ha affrontato il problema con la sindacatura Filareto, risalendo agli atti costitutivi dei livelli ed offrendo una sportello dedicato in cui è stato possibile regolarizzare, a richiesta, alcune posizioni. Nell’ex Comune di Corigliano è stata prodotta una ricognizione su dati catastali allo scopo unico di ipotizzare il potenziale introito economico rappresentato dal pagamento del canone dei livelli, producendo una lunghissima lista di affidatari che realisticamente è stata definita dalla stessa delibera provvisoria. La provenienza catastale, non probatoria, e l’incompletezza dei dati hanno di fatto reso inutilizzabile il lavoro. E’ stato il commissario Bagnato a commissionare ad una azienda specializzata il rilevamento del patrimonio immobiliare comprensivi ovviamente dei terreni affidati a livello. Il lavoro è oggi prossimo ad essere concluso. Il passo successivo sarà quello di reperire gli atti costitutivi e solo dopo sarà possibile, e necessario, regolarizzare tutte le posizioni, che vedono da un lato il mancato pagamento e dall’altro la mancata revisione dei contratti, del relativo canone e l’esazione dello stesso. In attesa di tutto questo l’unica possibilità offerta dalla Legge è quella di permettere la regolarizzazione o l’affrancazione a richiesta.

A tutt’oggi la minoranza (sempre-sola-opposizione) continua nel ruolo di non proposizione nei confronti della amministrazione, quella che il problema sta portando a soluzione, poco importa che non ci sia cognizione della reale natura di livello o che questa non sia dimostrabile in mancanza dei documenti costitutivi i singoli livelli (l’equivalente dell’atto di proprietà dell’appartamento dato in fitto) la colpa dell’amministrazione sta nel non esigere il canone! A rifletterci i casi che sono da prendere in considerazione sono due: o la minoranza-sempre-sola-opposizione non ha ben chiaro che prima di esigere un fitto dimenticato da decenni si deve dimostrare di essere il legittimo proprietario del bene oppure cerca di spingere l’amministrazione verso cause molteplici e temerarie da cui uscire bastonata.

Mettere in regola l’istituto dei livelli è un dovere per il Comune sia per la salvaguardia del bilancio ma anche nei confronti di quei, non pochi, cittadini che hanno necessità di regolarizzare la propria posizione, pensiamo solo a quanti vogliono divenire regolari proprietari attraverso l’affrancazione per assicurarne la proprietà del bene agi eredi. Questa possibilità è reale nell’area ex Comune di Rossano e da oggi in tutto il nuovo Comune in quanto questa amministrazione ha definito le quote di affrancazione nel rispetto della L 18/2007. La prospettiva futura, e contiamo prossima, si declina in fasi necessarie e consequenziali: portare a termine la ricognizione delle proprietà comunali, dimostrare la natura di livello attraverso la ricognizione degli atti costitutivi degli stessi, definizione dei canoni, stipula di nuovi contratti.

(comunicato stampa)


Commenta

commenti