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Antoniotti ed il nuovo Statuto, l’ex sindaco: «Rinuncio a inutili passerelle»

Per il già primo cittadino di Rossano il lavoro per la redazione della magna charta di Corigliano-Rossano non parte sulle basi giuste: «Mi sarei aspettato che prendesse forma e sostanza lo spirito costituente. Così non è stato»

antoniotti

«Grazie dell’invito, ma rinuncio alla ‘’ passerella’’ offerta dalla ‘’fase di ascolto’’» così ha risposto l’ex sindaco di Rossano, Giuseppe Antoniotti, all’invito ad essere udito in Commissione Statuto fatto dal presidente del neonato organismo consiliare, Maria Salimbeni.

«Mi sarei aspettato – aggiunge Antoniotti – che  prendesse forma e sostanza lo ‘’spirito costituente’’ dettato da un referendum popolare. Invece è stato vanificato con la nomina di una commissione, peraltro non paritaria tra maggioranza ed opposizione, e che ora fa ricorso alla fase di ascolto guardandosi bene dal dare  un’indicazione, seppur di massima, sui valori e principi sui quali articolare le regole statutarie».

E le critiche di Antoniotti vanno oltre e puntano diritti anche sulla commissione tecnico-scientifica che affiancherà la commissione consiliare Statuto nell’elaborazione del doumento. «In quel gruppo di tecnici – ricorda Peppino Antoniotti – è presente un professore Unical di economia che è  stato  vicepresidente della giunta regionale guidata da Loiero ed insieme hanno avviato, con la drastica riduzione da 11 a 5, le Unità sanitarie locali, la deriva della sanità che attraverso il decentramento tutelava le esigenze del territorio».

E proprio il decentro, come mette in evidenza l’ex primo cittadino rossanese, al pari della partecipazione è un principio connaturato alla strategia della fusione che «non può non trovare giusta e significativa collocazione nello statuto del nuovo Comune». «Il professore dell’Unical – va avanti – non mi sembra abbia operato, quando ha avuto competenze di governo del territorio, in tal senso. Nessuna indicazione, dunque, su come declinare i valori-principi, peraltro garantiti dalla normativa nazionale, di  decentramento, di sussidiarietà, di partecipazione connessi con l’esercizio della sovranità popolare e legati all’organizzazione dei servizi sul territorio, alla macchina amministrativa che non precedono, semmai seguono, l’istituzione di organi di gestione  territoriale  (i Municipi), eletti a suffragio universale».

Ed ecco, allora, secondo Antoniotti, le “manchevolezze” di fondo di cui è privo il canovaccio su cui si sta costruendo il nuovo statuto.

Nessuna traccia sugli indirizzi di partecipazione dei cittadini: referendum consultivo con modalità’ di voto on line; l’istituzione, in ciascuna contrada e/o frazione del territorio, di una Consulta, con rappresentanti nominati dalle organizzazioni della produzione, del lavoro, delle professioni e dell’associazionismo; una partecipata  riformulazione delle politiche sociali, intesa ad introdurre un modello sostenibile, efficace ed  efficiente, rispondente ai bisogni emergenti, ovvero un welfare territoriale che dal modello distributivo, risorse allocate nei vari servizi ed interventi, passi ad uno produttivo, in grado di generare risorse proprie; il bilancio partecipato, ovvero il coinvolgimento degli organi territoriali, sin dalla fase di elaborazione, alle scelte di politiche pubbliche socio-economiche, in particolare, appunto, di bilancio nonché ai piani di razionalizzazione dell’imposizione fiscale vincolati alla qualità dei servizi e associati all’introduzione del quoziente famigliare; l’allocazione dei finanziamenti statali e regionali derivanti dalla fusione, insieme con i trasferimenti erariali in conto capitale, in un fondo per gli investimenti e per migliorare in qualità e quantità i servizi.

«Le passerelle – scrive ancora l’ex sindaco – per la fase di ascolto non mi interessano. Sono stato il promotore, da Sindaco della città di Rossano, della fusione con la città vicina ed amica di Corigliano, accompagnandola con un progetto di sviluppo sostenibile per il territorio. È questa la strada che voglio continuare a percorrere nel rispetto della volontà popolare che si è espressa nel referendum del 22 ottobre del 2017. La Carta costituzionale del nuovo Comune dovrà segnare, come pietre miliari, quella strada nel rispetto delle identità delle due Comunità. Mi troverete, se ci sarete, a percorrere questa strada».


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